Donna abortisce nel bagno di un ospedale

procreazione assistita

Quando ho letto questa notizia sono rimasta sconvolta, incredula. Una donna al quinto mese di gravidanza  lasciata sola ad abortire nel bagno di un ospedale dai ginecologi obiettori di coscienza. La notizia è di ieri, ma il fatto è accaduto ad ottobre del 2010. Valentina, è questo il nome della donna che ha vissuto l’incubo, ha deciso di abortire quando al quinto mese ha scoperto che il figlio che portava in grembo aveva ereditato la sua malattia genetica. Lei e il marito desideravano tanto un figlio e lo hanno concepito naturalmente senza interventi esterni o analisi particolari perché la legge 40  stabilisce che l’accesso alla fecondazione assistita e alla diagnosi pre-impianto è previsto solo per chi ha problemi a concepire e non per chi, come lei, ha una malattia genetica. È possibile però l’aborto terapeutico nel momento in cui si scopre che il feto ha dei problemi. A Roma i ginecologi del Sandro Pertini dove è stata ricoverata erano tutti obiettori di coscienza, così come la sua ginecologa, e così Valentina e suo marito Fabrizio avevano contattato un’altra dottoressa che purtroppo non era in ospedale nel momento in cui lei stava abortendo. E così dopo 15 ore di dolori forti dovuti ai farmaci per procurare l’aborto questa donna si è ritrovata sola con il marito in bagno, mentre il suo piccolino se ne andava e nessun medico l’assisteva. Come si può “abbandonare” una persona che sta male fisicamente ed emotivamente. Il problema qui non è essere obiettore o non obiettore ma la mancata assistenza da parte di chi giura di aiutare gli ammalati. Non riesco ad immaginare cosa abbia passato Valentina in quell’ospedale dove accanto aveva neomamme, bambini che piangevano, attivisti antiaborto. L’aborto è un’esperienza che fa malissimo, difficile da superare e ci vuole tanta forza per guardare avanti. Solo chi ci è passato può capirlo e leggere che in ospedale nessuno ha aiutato una donna sofferente è davvero sconcertante. Il sogno di questa coppia è avere un bambino sano, crescerlo, essere felici ma la legge non permette di farlo o almeno fino ad ora. Valentina si è infatti rivolta all’associazione Coscione che ha fatto ricorso affinchè chi ha malattie genetiche possa accedere alla fecondazione assistita e alla diagnosi pre-impianto. Pare poi che il tribunale abbia sollevato dubbi di incostituzionalità di questa legge.

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